Questa è la discussione intitolata "Iran, Il Pentagono Ha Piani Di Attacco, Rice Frena" del forum TG Forum & News Generali, parte della categoria Notizie dal Mondo; WASHINGTON - Un segnale dalla Casa Bianca e nel giro di 24 ore da portaerei, sommergibili e basi aeree degli ...
WASHINGTON - Un segnale dalla Casa Bianca e nel giro di 24 ore da portaerei, sommergibili e basi aeree degli Usa nel Golfo Persico può partire un devastante bombardamento in Iran. Un nuovo piano d'attacco in questo senso sarebbe pronto nelle stanze dei bottoni al Pentagono, dove un gruppo di lavoro creato di recente dagli Stati Maggiori avrebbe messo a punto la versione finale di una possibile offensiva contro Teheran.
A raccontare i presunti retroscena di ciò che si muove a Washington, è il reporter investigativo Seymour Hersh, in un' inchiesta pubblicata dal magazine New Yorker. Lo scenario descritto da Hersh è complesso e parla di attività clandestine che gli Usa avrebbero avviato in Medio Oriente per isolare Teheran, compresi blitz militari in Iran e finanziamenti segreti a estremisti sunniti - con la complicità dell'Arabia Saudita - per contrastare l'influenza sciita dal Libano all'Iraq. Le rivelazioni di Hersh hanno il sapore del deja-vu, anche nell'immediata e irritata reazione del Pentagono, che le ha seccamente smentite. Non è la prima volta che il New Yorker racconta piani segreti per attaccare l'Iran e del resto è risaputo che la Difesa Usa ha piani militari per interventi in tutto il mondo, che vengono costantemente aggiornati.
La novità sta nello scenario in cui inserirebbe l'attacco e nel momento particolare in cui esce il servizio, con Teheran che manda allo scoperto il vice ministro degli Esteri Manuchehr Mohammadi ad avvertire che l'Iran è pronto "anche alla guerra". Il test di un razzo-meteo da parte degli iraniani ha dato spunti a chi, a Washington, sostiene che l'Iran ha la tecnologia per missili balistici intercontinentali che possono trasportare testate nucleari. Il presidente Mahmud Ahmadinejad ha contribuito, avvertendo che il programma nucleare è come "un treno senza freni e senza retromarcia". In mezzo ai tamburi di guerra, il segretario di Stato Condoleezza Rice ha cercato di smorzare i toni, ribadendo di essere pronta in qualsiasi momento a incontrare gli iraniani, se rinunciano all'arricchimento dell'uranio.
Il treno nucleare di Ahmadinejad, per la Rice, invece della retromarcia dovrebbe avere "un bottone dello stop". Al Pentagono, le rivelazioni di Hersh sono state accolte ribadendo che gli Usa "non stanno pianificando di entrare in guerra con l'Iran, suggerire il contrario è semplicemente sbagliato e malevolo". I deja-vu sembrano sprecarsi negli Usa e il momento assomiglia sempre più a quello precedente l'invasione dell' Iraq. Da Washington escono continui rapporti d'intelligence a sostegno delle accuse a Teheran per il programma nucleare e l' aiuto agli insorti in Iraq. Ma il materiale messo insieme dalla Cia sull'arricchimento di uranio iraniano - rivela il Los Angeles Times - è risultato in gran parte inaffidabile quando gli esperti dell'agenzia atomica dell'Onu (Aiea) hanno provato a verificarlo. Un po' quello che era successo con le 'prove' sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Un altro deja-vu è il timore che agenti iraniani - ieri erano gli iracheni - compiano attentati in una metropoli Usa: il settimanale Newsweek rivela che la polizia di New York sta facendo piani segreti per proteggere dagli iraniani alcuni obiettivi come Wall Street e istituzioni ebraiche. Secondo Hersh, la Casa Bianca starebbe distribuendo quantità enormi di denaro in Medio Oriente, con l'aiuto dei sauditi, per tagliar fuori Teheran. Il vicepresidente Dick Cheney e il principe saudita Bandar sarebbero i protagonisti dell' operazione. I soldi però sarebbero finiti in tasche sbagliate, comprese quelle di sunniti in Libano vicini ad Al Qaida. Stando al New Yorker, l'ex Direttore nazionale per l'intelligence John Negroponte si sarebbe dimesso dall'incarico dopo essersi opposto senza successo a questo tipo di operazioni.
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