La Juventus, pareggiando con il Genoa a Marassi ha agganciato l’Inter in vetta alla classifica. La Juventus, pareggiando a Marassi, ha sprecato l’opportunità di tornare prima da sola, come era invece posizionata alla vigilia della quinta giornata di serie A. Due interpretazioni diverse, nell’ottica bianconera, del risultato del Ferraris: ciò che cambia è l’approccio: nel primo caso si fa riferimento al "bicchiere mezzo pieno", nell’altra a quello "mezzo vuoto". In realtà il risultato di Genova non è positivo per la Juve, soprattutto perché al di là della classifica - ancora non fondamentale se non in chiave psicologica dopo 5 giornate - non rispecchia la prestazione dei bianconeri, che sul piano dell’approccio alla gara, del gioco sviluppato, e, soprattutto, delle occasioni create, avrebbe forse meritato di più. I tre punti. Ma, appunto, la prestazione positiva fa ben sperare Ferrara: i motivi di soddisfazione sono maggiori di quelli di preoccupazione all’indomani della partitissima di Marassi. Nonostante un pari raggiunto solo in extremis.

le luci — Una su tutte, abbagliante: Marchisio. Favoloso. Ha disputato una partita a tutto campo, in cui ha condensato quantità e qualità. A Lippi in tribuna saranno brillati gli occhi. Se lui e De Rossi arrivano al Mondiale in forma, e Aquilani magari in salute, il c.t. a centrocampo potrà circondare Pirlo di piedi buoni e gambe inesauribili. Poi l’atteggiamento. In campo, quando la Juve prima ha provato a vincere in tutti i modi, poi si è rifiutata di perdere quando le circostanze facevano presagire il peggio. E poi, ancor di più, l’atteggiamento nel pospartita. Nonostante la gara ripresa per i capelli da Trezeguet, ai microfoni i bianconeri erano rammaricati, arrabbiati per il risultato. In un recente passato sarebbero stati sollevati. Un chiaro sintomo presa di coscienza dei propri mezzi e di mentalità vincente. In più la Juve - e in questo deve ringraziare anche il Genoa -, ha dato vita ad una gara divertente, emozionante, senza tatticismi, in cui i contendenti se le sono date - e per una volta non parliamo di botte, anche se la gara è stata dura - di santa ragione. A viso aperto. Ribattendo colpo su colpo. E ancora, c’è un Trezeguet rinato con Ferrara, con cui ha un rapporto franco e diretto. Il gol alla Lazio era servito al francese per il morale, quello al Genoa è servito al morale della Juve. Infine gli assenti: la Juve è in testa alla classifica nonostante una caterva di infortuni. Quando rientreranno i vari Diego, Del Piero e Sissoko potrà solo migliorare.
Amauri non segna più.
le ombre — Il risultato, e va ribadito. Per le implicazioni psicologiche dei mancati tre punti. Stare davanti all’Inter avrebbe significato molto da questo punto di vista. Poi gli sprechi sottoporta. Tanti, troppi: le grandi squadre hanno il cinismo come dote naturale. E poi Amauri non fa più gol. Ferrara rifiuta di parlarne come nota negativa, difendendo a ragione l’enorme mole di lavoro di cui si fa carico il brasiliano, ma un centravanti di una grande squadra che non segna in gare ufficiali da 7 mesi non può che essere fonte di preoccupazione. Poi la fantasia. Che ieri non c’è stata, tranne qualche libera interpretazione di Camoranesi. La Juve è stata possente, poderosa, ma, in assenza degli uomini di maggiore tecnica, talvolta un pochino prevedibile. Inoltre, senza i tenori (perlopiù acciaccati) capaci di chiudere il cerchio, la Juve si è vista costretta a spingere a tavoletta per tutti i 90’, senza riuscire comunque a conquistare la vittoria, e spendendo energie fisiche a fiumi. Contro il Bologna domenica è immaginabile un corposo turn over. Con tutte le insidie del caso.


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